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LIBERO LA RIVISTA DEL DOCUMENTARIO N░15

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“Ancora libero”

di Gualtiero De Santi

 

Quando si pensa ai milioni e milioni di immagini da cui siamo invasi, filmate e  trasposte su pellicola e nastro, le altre interminatamente scorrenti su schermi televisivi in internet e nei telefonini, ci si dovrebbe indurre a chiedere quanto rimarrà di visibile e udibile in tutto ciò. Ma immediatamente dopo insorge il pensiero di quanto sia stato realmente compreso nel valore  immediato e puro di quelle immagini stesse, e come tutto ciò abbia pesato depositandocisi nella  memoria.

Questo perché, in quel flusso interminato, ogni frammento o è apparso ininfluente come accade in genere oppure è stato consumato. Qualunquesia immagine è stata allontanata dalla coscienza, se pure abbia contato a suo tempo qualcosa e ci abbia davvero sorpresi.

Di fronte al grande schermo (assai meno alla Tv o in internet), a quel che  si direbbe visione diffusa si accompagna come elemento presente in noi il sussidio della lettura e della riflessione, ben comprensibile per i cinefili ancorché largamente impraticata dal grande pubblico. Recensioni, saggi, monografie, riviste, sussidiari e baedeker vari entrano ampiamente in quel fenomeno che si rubrica sotto la voce di cinema. E insieme la struttura della ricezione contempla convegni, seminari, festival, incontri  e persino cineforum (che nell’esplosione di interessi e passione verso la settima arte segnarono nel dopoguerra le pratiche collettive di educazione e di crescita di un gusto e di orientamenti che andavano oltre lo specifico filmico toccando anche la società e la coscienza civile del paese).

Anche il Bizzarri, nella sua vocazione, si è lasciato incalzare nelle proprie attività da un bisogno di riflessione. La storia del Premio è affidata non solo alle sue diciannove edizioni (quest’anno siamo al ventennale, celebrato e ricordato in una condizione di perenne emergenza), ma anche ai cataloghi, ai libri a suo tempo editi, alla rivista di cultura del documentario che è stata chiamata “Libero” nel ricordo di Libero Bizzarri e che prima di essere in rete, ha avuto la sua versione in cartaceo.

Alcuni anni fa ci si è dovuti fermare per diverse ragioni.  Adesso ci si prova a riprendere le pubblicazioni, ancora in rete perché costretti dai costi tipografici diversamente insostenibili, ma anche per farsi leggere da un pubblico più vasto. In più la rete favorisce la pienezza caotica e l’irruenza  che ben si addice alla nostra pubblicazione e al suo carattere militante, di aperta battaglia culturale.

Il non conformismo di “Libero, la rivista del documentario” (questo il nuovo titolo con l’aggiunta di quell’apposizione che toglie di mezzo ogni dubbio possibile sulla nostra ideale collocazione), è intanto voler continuare sulla strada del doc, adesso che le sue influenze più palesi hanno almeno lambito e comunque in parte informato il gusto degli spettatori e hanno potuto aprire un nuovo corso nelle sale e nei festival.

Ci piace insomma, con bella esattezza e compiuta vivezza, trasfondere nelle nostre analisi e nelle nostre parole le moltissime immagini che ci hanno invaso e che insistono nel volteggiarci e  turbinarci in capo. Su questo versante si misurano ad un tempo la forza e la debolezza del nostro lavoro di ricognizione e di analisi, le sue caratteristiche di apertura (nelle tematiche, nelle impostazioni metodologiche, nelle collaborazioni).

Ci auguriamo che questa nostra riconquistata alacrità non risulti solo momentanea e che essa in special modo sappia recare un reale contributo che spieghi e argomenti e discuta cosa è stato il documentario nella storia del cinema e quanto nel frattempo  sia intervenuto modificandone caratteristiche e finalità.

Entriamo insomma in un ambito di lavoro ancora ampiamente complesso e soprattutto oneroso. Non sappiamo quanto ci sarà realmente possibile fare con le forze esigue di cui ci si  avvale al momento. Ma, va da sé, auspicheremmo che anche in questo ambito il Premio intitolato a Libero Bizzarri potesse continuare a svolgere una qualche funzione.